venerdì, gennaio 09, 2009

Termine cyberfemminismo: genesi e significato

Il neo-logismo cyberfemminismo ha origine incerta. Kira Hall sostiene che diverse teoriche siano arrivate a farne uso in modo autonomo l’una dall’altra. Le artiste di VNS Matrix lo adottarono nel 1991 per denominare il secondo lavoro del gruppo, il Cyberfeminist Manifesto for 21st Century,un’opera provocatoria e “al femminile” volta a delineare l’intento politico e di rottura del collettivo e a sottolineare l’atteggiamento di assoluto non vittimismo che lo contraddistingueva. Sadie Plant parlò di cyberfemminismo, indipendentemente dal VNS Matrix, in una serie di brevi articoli pubblicati intorno al 1993, considerandolo sia da un punto di vista filosofico che di attivismo politico. Come essa stessa puntualizza in un’intervista:

“I started using the word quite indipendently of any other use I’d come across. I’d never seen the word used before. Cyberfeminism to me implies an alliance between women, machinery and new technology that women are using”.

Già da questa breve affermazione è possibile ravvisare il carattere tendenzialmente utopistico dell’analisi che Plant fa della relazione esistente fra donne e tecnologie.
Fu solo nel 1994 a Londra, durante la conferenza “Seduced and Abandoned: The Body in the Virtual World”, che il termine cyberfemminismo venne introdotto nel dibattito accademico ufficiale; in quell’occasione se ne parlò come di una derivazione del “cyborg feminism” proposto da Donna Haraway nel Manifesto Cyborg, edito per la prima volta nel 1991 negli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni novanta ad oggi parecchie studiose hanno contribuito ad accrescere la popolarità del neo-logismo in questione, diventato ormai di uso comune negli ambiti accademici connessi agli Women’s Studies.
Ma cosa s’intende per cyberfemminismo?
Il termine è frutto della fusione di cyber e feminism. Se sul significato di feminism, femminismo, non ci soffermiamo oltre, un po’ d’attenzione è opportuno rivolgerla al prefisso cyber, che deriva dal greco kybernàn e sta per pilotare; esso evoca una serie di neo-logismi quali cybernetics, cyberpunk e cyberspace che rimandano ad ambiti cui il cyberfemminismo è connesso. Cybernetics è il termine che indica la scienza delle macchine capaci di autoregolarsi e ci introduce nell’ambito delle tecnologie avanzate, dello studio dell’intelligenza artificiale e di una sorta di potenziale permeabilità fra l’essere umano e la macchina intelligente. Fantasie di continuità fra il mondo virtuale e quello cerebrale sono al centro della letteratura cyberpunk, che, negli anni ottanta, ha rivoluzionato il genere fantascientifico. William Gibson, uno dei padri di questa corrente letteraria, ha reso celebre il termine cyberspace che, evinto dall’ambito scientifico in cui è nato, è servito all’autore per denominare le “autostrade telematiche” su cui viaggiavano i suoi futuristici cowboy. Per cyberspazio oggi s’intende quello spazio virtuale che sta dietro lo schermo e in cui si svolgono le operazioni che eseguiamo coi nostri terminali, sia quelli dei pc, sia quelli che si trovano negli sportelli del Bancomat, delle informazioni ferroviarie, eccetera, lo spazio in cui sono “collocate” le risorse a cui accediamo.
da tramanti .itda cgchannel.com
www.smi_online.co.uk

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