venerdì, gennaio 09, 2009
Latin guerrillas e pussy conventions
Il cyberpunk è morto
da pike-eye.com
da integral-options.blogspot.com
Il corpo nel cyberspazio
da blogs.knoxnews.comCon le nuove tecnologie sembra ci possano essere le premesse per ripensare seriamente la corporeità in modo diverso, per non ricadere nella storica dimenticanza del corpo che ha caratterizzato l’Occidente. Il rischio che questa mossa si riproponga è evidente nelle assunzioni e nelle fantasie incorporee che circolano tra gli ingegneri del Cyberspazio e della realtà virtuale. Essi fanno spesso riferimento alla grande libertà corporea che le nuove tecnologie offrono, intendo per "libertà corporea" una eccitante "libertà dal corpo". Il desiderio di liberarsi del corpo, riconoscibile anche in molti altri atteggiamenti che circolano riguardo cyberspazio, si ricollega all’ansietà maschile per il controllo, al desiderio,ù
Gender e differenze sessuali
la De Laurentis pone la sua visione del soggetto come processo eccentrico a se stesso, cioè molteplice e scisso secondo un numero vasto di variabili, sempre imprigionato in un binarismo che ci impedisce di vedere la vera complessità dei rapporti di potere, che sono molteplici e complessi. Solo se riusciamo a pensare la molteplicità e non solo il DUE o l'Uno , potremmo arrivare allo sradicamento della visione classica del soggetto femminile. Donna Haraway continua sulla linea della De Laurentis, e del materialismo foucoliano; i suoi termini di riferimento immediato sono però la storia della scienza e della tecnologia, delle tecniche relative alla telematica e informatica, fino al Cyberpunk.
E' molto importante per D Haraway--pensare il femminismo insieme alla tecnologia più avanzata per essere all'altezza del secolo e propone di utilizzare la tecnologia come paradigmi che ci permettono di pensare all'identità in maniera più complessa e articolata, ci propone il posizionamento come categoria fondante di sapere. per poter elaborare una teoria bisogna partire dalla lucida consapevolezza di essere situate in un punto preciso, il posizionamento implica una rete di rapporti di classe, razza, cultura, che si strutturano. Il potere è ovunque nello schema della Haraway. L'idea che il soggetto possa essere ripensato con la CIBERNETICA cioè su un modello impersonale, multiplo fatto di connessioni costanti, è per Lei un punto chiave.
da tmcrew.org
da digitalphilosophy.wordpreess.com
Apolide, multiplo e cyber

Nel femminismo classico si cercava di costruire l'identita' femminile partendo da un soggetto centrale, il maschio, ed elaborando differenze rispetto a questo. La donna manteneva connotati di marginalita' e risultava essere un polo contrapposto e non paritetico rispetto alla dominanza del polo maschile, che cosi' diveniva quasi un soggetto universale neutro.Oggi, nell'epoca del post-moderno, lo sviluppo delle nuove tecnologie porta a riflessioni diverse. In Europa, e in genere nei paesi di lingua latina, prevalgono atteggiamenti quasi anti-tecnologici, che identificano nella Tekne ancora un simbolo del predominio maschile, portando in se' il rischio di arrivare ideologicamente a posizioni metafisiche.Nei paesi anglosassoni, la tecnica viene invece assorbita fino ad arrivare, in particolar modo nella Bay Area di San Francisco, alla nascita del cyberfemminismo, presente soprattutto nell'opera di Donna Haraway (autrice di "Manifesto Cyborg", edito in Italia da Feltrinelli). La tecnologia non e' piu' isolata e dicotomica di fronte all'umano, essere sessuato che nel processo si dissolve, incorpora e viene incorporato, fino ad arrivare ad un nuovo soggetto, fatto di uomo-animale-macchina, il CYBORG, ibrido di cibernetico e organismo. Il cyborg post-moderno accoglie il processo di autodissoluzione, senza preoccuparsi di mantenere un'identita' sessuale, e si riconosce in tutti i frammenti che rimangono e che non possono piu' essere ricomposti in una qualsiasi totalita' organica e narrazione.Per Donna Haraway, le identita' di classificazione sono inutili e obsolete, costruite e determinate dall'ambiente, mentre l'identificazione in generi multipli diviene sovversiva nei confronti degli stereotipi dominanti. Adriana Cavarero ha un approccio critico rispetto a queste posizioni: affermando che si puo' fare a meno del concetto di appartenenza sessuale, si rischia di creare un immaginario non corrispondente al reale e non utilizzabile sul piano politico.Nello Stato moderno si ha un dominio di tipo territoriale con un ambito spaziale ben definito (i confini), centralizzato, razionalizzato e legittimato dal comando dato a chi in esso ha la rappresentanza. Nel territorio si delegano a presenze centrali compiti non sostenibili dalle assenze periferiche, dislocando cosi' le presenze con scansioni anche temporali e cerimoniali (elezioni). La rete, con la sua struttura a nodi inter-comunicanti, mette in crisi questo modello. Nascono contatti multipli e incontrollabili tra molteplici presenze virtuali, saltano i ritmi temporali, si sfasa lo stesso ciclo giorno-notte, anche perche' il tempo del soggetto e' insufficiente rispetto ai tempi della rete.

In un ambiente in cui saltano tempo e spazio, entrano anche in crisi i quadri di riferimento della politica fisica, e causa prima di questo e' proprio la comunicazione inter-attiva. Il mondo fisico non riesce piu' a contenere il mondo virtuale, e questo comporta un ripensamento radicale del concetto di democrazia. La Cavarero critica inoltre l'approccio della Haraway paragonandolo alla nascita di un nuovo pensiero mitologico, in cui tutte le figure hanno polivalenza semantica in quanto ibridi, si veda la Sfinge. E osserva che tutte le mitologie sono allusive sul problema sessuale, che non e' invece superfluo, ma viene sempre ribadito anche nello scambio dei ruoli, in cui mai si cancella la differenza. Pur sostenendo la validita' del superamento delle dicotomie (es. uomo-donna come visto sopra), la relatrice vede un pericolo: un nuovo pensiero che non si da' pero' la possibilita' di ri-pensare, e che, soprattutto nel concetto di genere, potrebbe portare ad una fuga dalla "datita'" verso l'astrazione. Si rischia un nuovo processo di omologazione che, pur essendo fluido, diventa nuovamente uno stereotipo, in quanto tutto viene risucchiato dall'identita' comune. www.tmcrew.org/
Luminarie
da coloradocollege,comAutodeterminazione suprema
Il kit, che consiste in una siringa, un vasetto e un libretto di istruzioni per l'inseminazione artificiale autogestita è stato recentemente utilizzato da una coppia di lesbiche inglesi divenuta famosa per aver dato alla luce una bella bambina che si chiama Elle Esse Dee.
Elle Esse Dee è il risultato di una forma di autodeterminazione che viene vista e vissuta in quanto nemico da sconfiggere, come dimostra l'idiosincrasia mediatica nei confronti del kit fai-da-te.
(...) per assicurare l'eliminazione delle classi sessuali è necessaria la rivolta della classe oppressa (le donne) e l'approvazione del controllo della riproduzione (...). (Firestone)
La riproduzione artificiale infatti, consegnata nelle mani di chi potenzialmente può trasformarla nell'inizio della demolizione dei capisaldi della morale giudaico-cristiana (la sacra famiglia: marito, moglie, due figli e cane), diventa immediatamente fonte di terrore.
"La soluzione è produrre bambini in provetta. Quanto al problema se continuare a riprodurre maschi, non è detto che il maschio debba continuare a esistere solo perché, come le malattie, è sempre esistito. Quando sarà possibile il controllo genetico - e lo sarà presto - va da sé che dovremo produrre solo esseri completi, integri e senza difetti fisici o carenze, comprese le carenze emotive come la mascolinità". (Valerie Solanas)
Del resto nella possibilità di appropriarsi interamente del processo riproduttivo, sottraendolo alla natura una volta per sempre, è implicita la possibilità di AUTODETERMINAZIONE SUPREMA: scegliere di generare solo femmine e questo pare essere il vero problema, sogno per alcuni e incubo per altri.
In realtà tutto ciò appare essere più un timore inconscio della cultura maschile che non una possibilità reale, anche se potenziale, infatti siamo convinte che la comunità femminista più che l'eliminazione del maschio (pur essendo una prospettiva allettante) abbia di mira un altro fine che lasciamo alle parole di Shulamith Firestone:
(..) l'obiettivo finale della rivoluzione femminista deve essere (...) non solo l'eliminazione del privilegio maschile, ma della stessa distinzione dei sessi: le differenze genitali tra gli esseri umani non avranno più nessuna importanza culturale".
conzypiracy.devianart.com
Perché il figlio di due donne dovrebbe avere più problemi del figlio di un cadavere?
Il titolo si riferisce al caso di Marie Odette Henderson che, morta di un tumore al cervello, venne tenuta in vita, per ordine della corte, per 53 giorni cioè fino al momento in cui il sistema respiratorio del feto di cui era portatrice, fu sufficientemente maturo da permettere l'espianto dal cadavere con un taglio cesareo e una vita indipendente. La questione venne presentata dalla stampa come un ultimo gesto d'amore da parte di una madre nei confronti del figlio.
Qui l'intervento tecnologico viene totalmente occultato per dar luogo alla creazione di una figura simbolica, la madre, che non ha niente a che vedere con la realtà oggettiva di un cadavere tenuto in vita artificialmente per 53 giorni, incapace di un gesto d'amore così come di ogni altra decisione consapevole. La coerenza del titolo "si basa principalmente su un particolare modo di intendere la maternità, un modo di intenderla in cui la maternità è uno stato dell'essere identificato con la gravidanza e in questo modo ridotta a una funzione fisiologica (...) qualcosa che semplicemente accade, qualcosa che comincia col concepimento, una capacità biologicamente radicata che non dipende dalla consapevolezza di una donna per trovare sviluppo, ma che si sviluppa come [al posto della, N.d.R.] consapevolezza di una donna". (Valerie Hartouni)
Prendiamo ora in esame un altro titolo: Italia, la culla delle mamme dai capelli bianchi - "Il Sole-24 ore", 17/1/1994. In questo caso il senso dell'articolo può essere riassunto in poche righe "Ci saranno mamme dai capelli bianchi, forse dopo dieci anni incapaci di entrare in sintonia con le loro creature, di seguirne gli slanci e i problemi. E poi c'è la sensazione di sfidare le leggi della natura..."
Assistiamo, nel caso del "Sole", all'esatto contrario di quello che accade nel "S.Francisco Chronicle": qui la tecnologia al servizio della riproduzione è messa in grande evidenza, e rappresentata come un qualcosa che permette aberrazioni contro natura. Le tecnologie per funzioni riproduttive, nei media, sembrano non sfuggire al destino di sparire o di creare mostri. Ma se andiamo a osservare quando scompare scopriremo che si tratta di tutte quelle situazioni in cui la donna in qualche modo abiura se stessa in favore del feto, mentre i casi in cui la tecnologia genera mostri sono quelli in cui le donne cercano di riprodursi al di fuori degli schemi sociali accettati (giovani, eterosessuali e con un partner di sesso opposto).
Marie Odette Henderson, "come Aristotele avrebbe potuto solo sognare, è solo processo biologico, materiale riproduttivo grezzo alimentato da una manipolazione chimica e meccanica estensiva". (Valerie Hartouni)

Il caso di Henderson è diverso nei fatti contingenti ma identico nella sostanza a quello nostrano di Carla Levati (la donna che rifiutò la chemioterapia per non compromettere il feto) che arrivò al parto clinicamente morta.
Se da una parte la tecnologia è buona, permette di salvare un feto molto spesso alle spese della madre, dall'altra diventa orrore quando mette in crisi i capisaldi della famiglia patriarcale, creando figure che la frantumano.
Figli di zie, o di due donne dove non è chiaro chi sia il padre e chi la madre, padri/madri biologici che non coincidono con quelli legali, madri/nonne, prestiti di uteri o figli nati da genitori biologici già morti fanno terrore perché sono legati a una radicale messa in discussione dei capisaldi della morale giudaico-cristiana, che vede la donna come mero ricettacolo riproduttivo. Non bisogna dimenticare che fino al 1820 la donna veniva considerata non attiva nella procreazione, cioè solo terra da fecondare.
Siamo spaventosamente vicini al tempo in cui le identità vanno ridefinite.Tutte le ansie circa il futuro di persone nate da un sistema procreativo non sessuato, sono ansie verso quella che sarà una società dove verranno messi i crisi i parametri per la costituzione dell'identità degli individui.
Manifesto Cyber

Queer Theory
Con queer theory oggi s’intende la più recente evoluzione degli studi gay e lesbici, che si interessano, fra l’altro, di fenomeni come il travestitismo, l’ermafroditismo, l’ambiguità di genere, le operazioni per il cambiamento di sesso. La ricerca opera nella direzione di mettere in crisi il concetto di sessualità “naturale” .Dimostrazioni e decostruzioni accademiche da un lato e performance di varia natura dall’altro sono gli strumenti adottati per rivelare l’incoerenza dei tre termini – sesso, genere e desiderio – sui quali si fonda la normalizzazione dell’eterosessualità.
Il percorso che conduce all’elaborazione della queer theory parte da autori come Foucault, Irigaray, Kristeva per arrivare ai suoi punti di riferimento teorici quali Gender Trouble (1990) e Corpi che contano (1993) di Judith Butler.
La riflessione di Butler riguarda il potere. Ella individua nell’economia dell’eterosessualità fallica l’atto fondativo dell’ordine simbolico patriarcale, che esercita il suo dominio mediante il potere performativo del linguaggio: la citazione e la ripetizione della norma producono ciò che viene nominato, non si limitano a significarlo.
La critica al soggetto e all’identità ha fra i suoi massimi esponenti Michael Foucault, che ricostruisce una genealogia del soggetto fondata sull’indagine dei suoi processi di costruzione, risalendo fino al “corpo” che egli considera dato per natura e non costruito.
da livecyberpunk.tv
“Ma è in questa apparenza che il regime del potere/discorso è più dissimulato e più insidiosamente efficace. Quando l’effetto materiale è considerato un punto di partenza epistemologico (…), si tratta di una mossa del fondazionismo empirista che, accettando l’effetto costituito come dato primario, riesce efficacemente a nascondere e mascherare la genealogia delle relazioni di potere dalle quali è costruito” .
Butler è più radicale di Foucault, e indica nella capacità del discorso dominante di darsi un fondamento materiale, il corpo, la sua mossa più scaltra, perché in grado di celare i processi che portano alla riproduzione dei meccanismi di potere. Ella sostiene la riformulazione della materialità dei corpi come effetto di una dinamica di potere, non è possibile – secondo la studiosa – scindere la materia dei corpi dalle norme che ne regolano la materializzazione e la significazione.
Assumendo criticamente parte del pensiero di Lacan, Butler riconosce nell’identificazione il momento chiave del “processo di assunzione” di un sesso da parte dell’individuo, si tratta però di identificazioni fantasmatiche, instabili, multiple. Il discorso dominante propone delle identificazioni “lecite” – l’uomo e la donna eterosessuali – che conferiscono all’individuo lo statuto di soggetto, e ne rinnega altre, ad esempio la lesbica fallica e il gay effeminato, relegandole al di là dei confini del soggetto. L’insieme delle identificazioni precluse costituisce l’ambito dell’abietto, ovvero il territorio sociale temuto, “inabitabile”. Il soggetto, dunque, “si costituisce attraverso la forza dell’esclusione e dell’abiezione” .
da cyberpunkreview.com
La forza del sistema fallologocentrico consta nel suo essere pressoché intrascendibile. Uomo e donna rientrano entrambi nell’economia dell’eterosessualità, sebbene la norma preveda una posizione di subordinazione per quest’ultima, la stessa materialità dei corpi è prodotta dal linguaggio. Al di fuori dell’economia binaria risiede l’abietto, ma questo fuori rientra, in un certo senso, come “fantasma”: i fantasmi dell’abiezione abitano il soggetto in qualità di ripudio originario, sono le tracce lasciate dall’atto violento della formazione del soggetto. Per questa ragione Butler ritiene che il potenziale eversivo dell’immaginario lesbico sia maggiore di quello proprio dell’immaginario materno .
Detto ciò è necessario puntualizzare che la strategia eversiva elaborata dalla queer theory non consiste nel privilegiare un’identità esclusa a scapito delle altre, innescando nuovamente una logica di esclusione, quanto nel mettere in crisi i confini fra il dentro e il fuori, destabilizzando i caratteri eterosessuali, maschili, razziali delle identità “legittime”.
Così Cavarero riassume il progetto politico sotteso dal pensiero di Butler:
“La struttura, insomma, deve essere continuamente destrutturata: mediante una proliferazione inarrestabile dei posizionamenti simbolici che apra lo spazio per una democrazia radicale dove nessuna identità sia più fissa e, quindi, normale, normativa, egemone”.
Cyberpunk, postmoderno e femminismo cibernetico
Al postmoderno lo accomuna la tendenza alla contaminazione degli stili, delle discipline, dei livelli gerarchici delle componenti culturali, l’elevare l’effimero ad oggetto d’analisi per la riflessione sull’epoca contemporanea. La pratica della contaminazione, sia per il cyberpunk che per il postmoderno, rende inoltre evidente la negazione di un soggetto unitario e dell’universalismo. Come ha ben sintetizzato Michela Nacci:
“Come il postmoderno, il cyberpunk non crede a una serie di valori attribuiti al moderno: progresso, civiltà, Occidente, ragione, dominio. Come il postmoderno, non crede soprattutto al soggetto e alla possibilità di discorsi generali”.
Abbiamo già avuto modo di sottolineare come questi temi siano anche cardini del discorso cyberfemminista e femminista postmoderno. Il cyberfemminismo, inoltre, condivide con il cyberpunk la particolare attenzione alla questione della tecnica e il modo di considerarla elemento ambivalente e non innocente. E ancora, il largo uso che entrambi fanno della metafora della rete, sia per significare una comunicazione aperta, non oppressiva, in grado di produrre forme di democrazia telematica, sia per designare la trama di affinità su cui fondare l’azione politica.Sebbene alcune studiose femministe abbiano criticato certa science fiction per aver tracciato ruoli femminili per certi versi tradizionali, è innegabile il contributo prezioso del cyberpunk al cyberfemminismo in termini di scenari, figure e linguaggio. Il cyborg, ad esempio, nato dalla fantascienza e dalla letteratura cyberpunk, è senz’altro una delle più celebri cartografie del soggetto decostruito, scelta da Donna Haraway per descriverne la non-unitarietà, il crollo delle opposizioni e il confondersi dei confini fra uomo e macchina, natura e cultura, maschio e femmina .da tramanti.it
Cyberpunk come movimento politico
Da questa definizione di Michela Nacci emerge come, nel cyberpunk, fiction ed azione politica si compenetrino e si alimentino reciprocamente. I romanzi di Gibson, i giochi di ruolo praticabili per via telematica, certi videogiochi concorrono all’edificazione di immaginari secondo i quali il problema della tecnica assume un ruolo di primo piano.
Non si può parlare di cyberpunk come di un movimento organizzato e ben definito. Esso non è dotato di un sistema ideologico organizzato ma è piuttosto un insieme di stili e atteggiamenti che danno vita ad un immaginario composito, è il prodotto di voci che agiscono e dibattono del problema della tecnica e del suo rapporto con la politica nell’epoca contemporanea.
Un’altra peculiarità del cyberpunk sta nella sua trasversalità, esso procede e si sviluppa mediante processi di contaminazione, travalica i confini istituzionali fra discipline differenti, fra teoria e pratica, fra la dimensione politica e quella letteraria, fra cultura “alta” e cultura “popolare” .
Le reti telematiche, considerate nei loro aspetti tecnici e nel loro essere spazio sociale conflittuale, sono al centro della riflessione e dell’azione politica cyberpunk. La tecnica diventa il terreno cruciale su cui si gioca la partita per la libertà e l’oppressione, in cui si risolve il senso della politica odierna.
“La rappresentazione della tecnica come strumento di liberazione e quella della tecnica come minaccia alla sopravvivenza stessa dell’umanità appaiono in questo quadro non due opzioni ideologiche alternative ma due possibili esiti della partita in atto” .
La tecnica è considerata un elemento ambivalente, né buono né cattivo in sé, oggetto di pessimismo ed ottimismo e, ancora, lo strumento il territorio e l’obiettivo della battaglia in atto.
Fra i temi ricorrenti del cyberpunk Nacci individua la “preoccupazione per un possibile intervento repressivo mirante a chiudere gli spazi liberati” ,ovvero le comunità virtuali, reti di comunicazione on-line a basso costo, e l’attenzione al tema giuridico del copy right, con particolare resistenza contro l’applicazione dei diritti d’autore ai software, considerata una limitazione alla libera circolazione dell’informazione. Attualmente questi sono temi salienti anche per giuristi e teorici dei media, ma considerevole è il ruolo che il cyberpunk delle origini ha avuto nell’introdurli nell’agenda degli organi istituzionali. L’hacking sociale è la pratica politica di rottura adottata in questa prima fase. Esso si fonda sui Principi dell’etica hacker stabiliti dagli hacker del MIT nel 1961 e dai quali è già evidente lo spirito del movimento:
“L’accesso ai computer – e a tutto ciò che potrebbe insegnare qualcosa su come funziona il mondo – deve essere assolutamente illimitato e completo. (…)
Un libero scambio di informazioni, soprattutto quando l’informazione ha l’aspetto di un programma per computer, promuove una maggiore creatività complessiva. (…)
L’ultima cosa di cui c’è bisogno è la burocrazia. Questa, che sia industriale, governativa o universitaria è un sistema imperfetto (…).
Gli hacker dovranno essere giudicati per il loro operato, e non sulla base di falsi criteri quali ceto, età, razza o posizione sociale.(…)” .
Mentre oggi alcuni settori della comunità informatica internazionale, come spiega Nacci nel suo saggio, interagiscono con le istituzioni cercando alternative alla giurisdizione ufficiale anche in termini di regole (basti pensare all’introduzione dello shareware, i primi gruppi di hacker teorizzavano la rottura delle regole, l’illegalità giustificata, secondo loro, dall’importanza della posta in gioco. Sterling sosteneva che limitare alla comunità dei programmatori l’accesso a un software mediante il copy right fosse come sottrarre a un popolo un linguaggio per poi affittarglielo in un secondo tempo.
Cyberpunk come fenomeno letterario
Dalla fine degli anni settanta lungo tutti gli anni ottanta il progresso tecnologico compì una virata imprevista. Se la “conquista” della luna, negli anni sessanta, aveva fatto sognare mondi sconosciuti e viaggi interstellari, nella prima metà degli anni ottanta, dopo una gestazione durata oltre un decennio, Internet vedeva la luce. Le nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione avrebbero disintegrato le distanze meglio di quanto potesse fare una nave spaziale dell’epoca, ma i nuovi viaggiatori sarebbero stati seduti ai loro terminali, le informazioni avrebbero viaggiato al posto loro.
In questo contesto letterario, tecnologico e sociale, nel 1984, William Gibson pubblica Neuromancer, il romanzo d’apertura del genere cyberpunk.
“Case aveva ventiquattro anni. (…) un sottoprodotto della giovinezza e dell’efficienza, collegato a un deck da cyberspazio modificato che proiettava la sua coscienza disincarnata in un’allucinazione consensuale: la matrice.
da dushko.wordpress.comCosì Gibson presenta l’eroe di un’avventura che non è più una guerra fra i mondi ma che si svolge nel cyberspazio, la realtà virtuale che proprio dal romanzo di Gibson deriva la sua ormai popolare denominazione. I cowboy della consolle percorrono la matrice, “reticoli luminosi di logica dispiegati verso quel vuoto incolore…”, ma quando si trovano a vagare per le strade della vita reale il cielo ha il colore della televisione sintonizzata su un canale morto. Scenari che devono molto a quelli descritti dalla New wave e da Dick e messi in scena da Ridley Scott in Blade Runner (1982), film ambientato in una Los Angeles futuribile, costantemente lacerata dalla pioggia e dall’inquinamento, soffocata da inquietanti costruzioni specchio di una società decadente e oppressiva.
William Gibson e Bruce Sterling sono gli autori più significativi della letteratura cyberpunk della prima generazione, padri di uno stile nervoso, dettagliato e analitico, che serve a raccontare di nuovi eroi romantici e perdenti, prostitute, punk, truffatori, pirati informatici, balordi che vivono le loro storie fra cyberspazio e tetri territori urbani degli anni a venire; la forza innovativa ed eversiva del cyberpunk sta proprio nell’essere “un filone letterario che recupera organicamente alcune delle tensioni sociali esistenti”, dando voce agli “esclusi” della società post-industriale.
Con un articolo apparso nel 1991 sulla rivista inglese Interzone, Bruce Sterling sancisce la fine del cyberpunk come esperienza letteraria: “gli anni novanta non apparterranno al cyberpunk”, scrive, invita i colleghi a superare il lavoro già compiuto e prende le distanze dagli imitatori superficiali. Ma i redattori di Decoder non sono d’accordo, durante gli anni novanta molti scrittori hanno prodotto opere originali in grado di non tradire lo spirito originario della corrente cyberpunk: Neal Stephenson con Snow Crash (1992), Richard Calder con Virus Ginoide (1992) e, non da ultima, Pat Cadigan con Mindplayers (1987), l’unica donna ufficialmente considerata una scrittrice cyberpunk.
da flickr.comCyberpunk
Il termine cyberpunk si riferisce sia al movimento letterario nato negli anni ottanta come evoluzione del genere fantascientifico, sia ad un movimento politico che si prepone di salvaguardare la democrazia telematica e il libero accesso alle risorse disponibili in rete.
da profilemyspace.com
da moda.stile.it
da scenequeen.forumfre.net
da zoomentertanment.com.au
da pike-eye.comOld school & new school

da darkroastedblend.com
La sessualità globale è l'argomento di cui tratta invece Donna Hughes, internet usato ancora una volta come traffico pornografico e oggettificazione della donna, sesso come mercato di carne femminile.Renate Klein, provocatoria politicante, alla frase della Haraway "Meglio Cyborg che Madonna" risponde "Ma se sarò più Cyborg che Dea, il patriarcato andrà via ?" Il cyberfemminismo aiuterà il femminismo ? E in che maniera? La situazione è ancora aperta essendo un movimento insito nella tecnologia , la cosa in espansione più continua del mondo , la realtà di donne, emarginati, gay, persone di colore, lavoratori, poveri ecc...è ignorata, tutto ciò che ci è intorno , da TV, pubblicità e standard di pensiero è rivolto all'uomo etero, bianco, medio borghese. Si parla filosoficamente della realtà, ma in quale contesto la donna ne fa parte ?La dottoressa Josie Arnold, come artista multimediale e docente della stessa materia definisce la poesiapiù libera tra pixel che imprigionata nelle corde vocali o su pezzo di carta, evoca quindi il concetto di arte libero senza tempo o tangibilità una concezione di cyber spirito. Miriam English e Kathy Mueller sono due disegnatrici multimediali di realtà virtuali, il futuro deve essere come una palpebra invisibile in 3 D. Beryl Fletcher ha scritto il testo "Sylicon Tongue" fondamentale per la narrativa cyberfemminist, parla di manipolazione politica e tecnologica della fertilità della donna e la possibilità di riconciliazione tra corpo e anima nel Cyber spazio.E finalmente Susan Hawthorn, autrice di questo libro secondo me un po' troppo positivista e sobrio ma comunque interessante, soprattutto nel suo incessante sprono alla comunicazione attiva, allo smuovere le donne al contatto tra di loro. Le sue domande si basano sulla concezione di potere, della sua modificazione del "Vitruvian Man" di Leonardo da Vinci in "Vitruvian Women" , un mondo soggiogato alle donne da sempre e visto solo in un ottica maschile perchè solo a loro era e in parte è concesso potere, cultura e libertà, in esso quindi il mondo lo rispecchiava.Con la frase "Premestrual is a post modern" si ricorda il primo femminismo più ribelle per quello venuto poi , più blando. Non bisogna dimenticarci che è il nostro potere aportarci alla rivoluzione digitale.Uno dei libri più belli con personaggi di vera ispirazione è "Meduse Cyborg" seguito da "Angry Women In Rock" entrambi della Re Search e scritti dalla brillante giornalista Andrea Juno, il secondo su cui non voglio dilungarmi è un'opera su musiciste femminili di vari generi e con un certo spessore e tra queste appunto il movimento Riot Grrrls, da qui sono riprese le Guerrillas Grrrls ecc...Meduse Cyborg è una raccolta di interviste con domande intelligenti su vari personaggi di scene underground , ma nonostante il titolo non tutte sono annesse direttamente al movimento cyborg. Dichiarazioni preziose come quelle di Kathy Acker , fondamentale scrittrice narrativa cyberpunk che utilizza tecniche dal cut up alla Borroughs al surreale onirico; come non dimenticare "Don Quixote" o "Blood and Guts in the Highschool ".Nel libro seguono le performer Karen Finchley, Linda Montano e Valerie Export, le attiviste per il diritto di aborto Kerr e Malley, la scrittrice lesbica più famosa d'America, Susie Bright, la poliedrica e mia favorita Lygia Lunch, la grande sperimentatrice oscura vocale Diamanda Galas e l'attrice e regista porno femminista Annie Sprinkle, per citarne solo alcune.Poche di queste hanno a che fare direttamente con il cyberfemminismo ma sono state e sono fonte di ispirazione per tutti noi. da //www.hackerart.org/
da godsonscreationz.com
Poetica

da profilemyspace.com

da zastavki.com
“…un pensiero cerebrale comune dei nostri corpi nel cyberspazio e dei nostri uteri di cui non ci vergogniamo più di cui siamo fiere, energia sessuale consapevole e costruttiva del cybersex…?" Questo è il cyberfemminismo.testo da wikiartpedia
Origini

da profilemyspaceTermine cyberfemminismo: genesi e significato
“I started using the word quite indipendently of any other use I’d come across. I’d never seen the word used before. Cyberfeminism to me implies an alliance between women, machinery and new technology that women are using”.
Già da questa breve affermazione è possibile ravvisare il carattere tendenzialmente utopistico dell’analisi che Plant fa della relazione esistente fra donne e tecnologie.
Fu solo nel 1994 a Londra, durante la conferenza “Seduced and Abandoned: The Body in the Virtual World”, che il termine cyberfemminismo venne introdotto nel dibattito accademico ufficiale; in quell’occasione se ne parlò come di una derivazione del “cyborg feminism” proposto da Donna Haraway nel Manifesto Cyborg, edito per la prima volta nel 1991 negli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni novanta ad oggi parecchie studiose hanno contribuito ad accrescere la popolarità del neo-logismo in questione, diventato ormai di uso comune negli ambiti accademici connessi agli Women’s Studies.
Ma cosa s’intende per cyberfemminismo?
Il termine è frutto della fusione di cyber e feminism. Se sul significato di feminism, femminismo, non ci soffermiamo oltre, un po’ d’attenzione è opportuno rivolgerla al prefisso cyber, che deriva dal greco kybernàn e sta per pilotare; esso evoca una serie di neo-logismi quali cybernetics, cyberpunk e cyberspace che rimandano ad ambiti cui il cyberfemminismo è connesso. Cybernetics è il termine che indica la scienza delle macchine capaci di autoregolarsi e ci introduce nell’ambito delle tecnologie avanzate, dello studio dell’intelligenza artificiale e di una sorta di potenziale permeabilità fra l’essere umano e la macchina intelligente. Fantasie di continuità fra il mondo virtuale e quello cerebrale sono al centro della letteratura cyberpunk, che, negli anni ottanta, ha rivoluzionato il genere fantascientifico. William Gibson, uno dei padri di questa corrente letteraria, ha reso celebre il termine cyberspace che, evinto dall’ambito scientifico in cui è nato, è servito all’autore per denominare le “autostrade telematiche” su cui viaggiavano i suoi futuristici cowboy. Per cyberspazio oggi s’intende quello spazio virtuale che sta dietro lo schermo e in cui si svolgono le operazioni che eseguiamo coi nostri terminali, sia quelli dei pc, sia quelli che si trovano negli sportelli del Bancomat, delle informazioni ferroviarie, eccetera, lo spazio in cui sono “collocate” le risorse a cui accediamo.
da tramanti .it
da cgchannel.com
www.smi_online.co.uk















